Poetica

 

Mi oppongo alla post-modernità, all'idea stessa della crisi dell'Arte che essa sottende, alle frammentazioni individualistiche che essa genera come metastasi prodotte dalla dissoluzione della modernità. Non penso che il pensiero moderno sia finito, che si sia estinto il portato di idee che esso ha trasmesso. Mi interessa ricostruire un collegamento, secondo me interrotto senza essere stato portato a compimento, con la pittura italiana astratta degli anni '40-70.

 

Questo per alcune ragioni a mio avviso essenziali.

  • Una di tipo emotivo, perché quella pittura era capace di suscitare emozioni che partivano dal profondo ed erano ricche di contenuti. L'arte di Birolli, Morlotti, Afro, Licini, Santomaso, Vedova, ecc. era un'arte piena di senso, dove alla forma astratta corrispondeva una straordinaria capacità di evocazione, quasi sensoriale oltre che psichica.

 

  • Poi perché quell'arte, uscita dalle macerie della guerra, proponeva, attraverso la sua estetica, un mondo rigenerato dalle forme e dai colori, suggeriva un'estetica positiva, lucida, e propositiva. Non leniva ipocritamente le piaghe posti-belliche, ma offriva all'anima individuale e collettiva delle vie di fuga costruttive, la cui matrice italiana e mediterranea era evidente a tutti e veniva proposta come possibilità per la rigenerazione estetica    (dove estetica non significa solo formale, ma nel senso più profondo, sostanziale) di tutta l'arte europea.

 

  • Era un’arte che guardava alla bellezza ed all’interiorità senza essere retorica né leziosa.

 

  • Infine perché oggi, che viviamo un'esperienza per molti aspetti post-bellica (anche se spesso non ce ne rendiamo conto) dove un intero sistema di pensiero occidentale sta crollando dalle fondamenta nei suoi presupposti ideologici, l'arte sembra essersi rifugiata nei vacui e concettuosi discorsi che offrono argomenti solo ai mercanti, che sempre affollano il tempio.

 

Abbiamo bisogno di rigenerarci esteticamente,  interiormente, percettivamente, guardando ad un futuro non autisticamente involuto e genericamente introspettivo, bensì capace di squarciare il velo oscuro che avvolge la nostra anima divenuta insensibile al bello, ai colori, all'aria e all'acqua.

 

Manca un'arte che guidi la gente a sperare in un mondo nel quale gli elementi della natura tornino a guidarci nella vita, e nei comportamenti di tutti i giorni. Da qui un'attenzione mia personale agli ambienti marini, naturali, ai "paesaggi" e alle forme "biologiche" che abitano nei miei lavori.

 

Non amo la figura forse perché – fondamentalmente - l’uomo mi appare meno meritevole di essere rappresentato.

 

Astratto dunque, perché mi sembra che ai concetti meglio si adattino i colori e le forme che si muovono libere nello spazio del quadro.

 

Italiano e mediterraneo, perché sono il mio universo, un luogo della mente e del cuore al quale non intendo rinunciare.